essay
text by Mario Bronzino, art curator, writer, 2022
….] Ma cosa sembra di vedere? O meglio, cosa sembra di non vedere? Severino rappresenta magistralmente una veduta paesaggistica, ma ritagliando lo scorcio più ignorato, più inusuale, eppure il più carico di significato. L’artista non mostra una collina, non mostra un prato, bensì un paesaggio oltre ciò che pare un ostacolo. E lo suggerisce quel delicatissimo frammento di cielo posto al bordo della tela, che non indica soltanto la lettura dell’opera, ovvero il movimento dal basso verso l’alto, la verticalità –caratteristica principale delle opere di Severino–, piuttosto il prosieguo del paesaggio, lasciandolo alla nostra immaginazione. È dunque l’osservatore a completare il dipinto e a completare tutto il paesaggio. L’opera, che appare come la creazione di un ostacolo, è in realtà l’abbattimento della barriera stessa, invitando alla sua contemplazione e di ciò che vi sta dietro, alla stregua di Leopardi dinnanzi alla siepe. Quelle che l’artista stesso definisce “piccole porzioni di paesaggio riportate su tela” – nate da esperienze e luoghi vissuti – si attaccano all’animo dell’osservatore che ora vede una cosa, ora ne vede un’altra; che prova suggestioni in base al proprio stato interiore e che è capace, addirittura, di trasformare un apparente distesa verde, in una veduta dall’alto di una timida onda del mare che bagna la riva. L’artista smuove sapientemente, tramite le forme e il peso di quest’ultime, tramite le cromie che si spargono e si fondono, le emozioni di chi si sofferma ad osservare e rispettare il paesaggio, restituendo vedute che abbattono la verosimiglianza, ma che restituiscono vive memorie.
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