Premio Arti visive San Fedele La città: “Autarchia e attraversamento”

essay

group show of finalist, text by Stefano Castelli, art curator, art critic, writer, 2018


Partendo dall’iniziale autarchia di una ricerca concentrata esclusivamente sul colore e sulla materia, Federico Severino inserisce via via elementi che rendono volutamente ambigua l’interpretazione delle sue opere. La dimensione prevalente del monocromo si declina con direttrici spaziali appena sussurrate, che fanno pensare a una rilettura contemporanea delle esperienze storiche dell’astrazione. La seconda tentazione interpretativa è poi quella figurativa: le geometrie di alcune opere fanno pensare a strutture architettoniche, particolari di edifici che entrano di scorcio nel quadro. E un’ulteriore apertura dell’opera è dovuta all’utilizzo della fotografia, presenza referenziale che talvolta si affianca al segno a pastello e che da esso si fa alterare, intaccare o sottolineare. Ci si muove dunque secondo un andamento binario e reversibile, che oscilla tra autonomia (tendenzialmente prevalente) e referenzialità (quasi sempre implicita). Lo spunto primario sono le esplorazioni del territorio etneo che l’artista compie in prima persona, e dunque il referente “figurativo” è in origine la consistenza del terreno vulcanico. Il tentativo intrapreso a partire da tale spunto è quello di renderlo significativo a livello simbolico, di allargarne il campo di significato e di coinvolgimento. Una sfida resa sostenuta dal fatto di dover affrontare un tema specifico, per quanto ampio, come quello della città. L’opera in concorso, Campo urbano, affronta il tema cogliendone i riflessi marginali, con piglio quasi mimetico: il lavoro è composto da un dittico di tele caratterizzate dall’uso di un pastello corposo, grasso, addensato, su cui si scorgono appena dei segni. Nessuna operazione di lettura strettamente visiva permette di coglierne il senso; bisogna invece accostare questi segni considerandone la natura di tracce, di scalfitture, percependone la consistenza fisica. Rappresentano i residui dell’attraversamento urbano, marchiature che sono segno e simbolo delle mille attività che percorrono la metropoli i sensi contrapposti, imprevedibili, ricorrenti. “Masse, tracce, linee, orme e passi derivanti da un passaggio umano o dall’azione di un mezzo meccanico”, spiega l’artista. La città viene intesa così dall’artista come un “campo”, un territorio d’azione. Lo stesso avviene per lo spazio e la materia pittorica, utilizzati come dominio da obliterare piuttosto che come superficie su cui tracciare segni discorsivi o figurativi. Retrospettivamente, tramite il riferimento alla città, il lavoro sul terreno vulcanico proprio dell’artista si può leggere diversamente – e potrà essere praticato differentemente dall’artista in futuro: non come rappresentazione fedele di un terreno, ma come sublimazione simbolica di un territorio.    


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